Furbetti del cartellino a San Severo: nove indagati. Coinvolto anche un primario

cantalupo arrestato dalla guardia di finanza cologno - per redazione sesto - foto Altobelli / Spf

I militari della Guardia di finanza di San Severo stanno dando esecuzione ad una ordinanza cautelare applicativa degli arresti domiciliari, emessa dal gip presso il tribunale di Foggia nei confronti di  otto dipendenti dell’ospedale di San Severo, nonché della sospensione dal servizio nei confronti di un altro dipendente della struttura sanitaria accusati di truffa a danno di un ente pubblico quantificata in oltre 80 mila euro. Le persone coinvolte nell’operazione sono Valerio Zifaro, Antonella Colò, Cico Lucio Cologno, Francesco Orlando, Donatina Romano e Michele Sponcichetti tutti dipendenti della Asl. Ai domiciliari anche il primario di rianimazione dell’ospedale di San Severo, Giuseppe Altieri e Nada Francesca  Pennacchia dipendente della Asl, con mansioni di commessa, e commissario della Casa di riposo Concetta Masselli sempre di San Severo. Le fiamme gialle di San Severo, coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia, attraverso l’esame dei filmati acquisiti delle telecamere nascoste nei pressi dell’apparecchiatura marcatempo del presidio ospedaliero, l’esecuzione di numerose attività di carattere tecnico e l’esame della numerosa documentazione acquisita nel corso dell’indagine, hanno accertato che numerosi dipendenti attestavano la propria presenza sul luogo di lavoro ma, di fatto, erano impegnati in attività estranee al contesto lavorativo. Gli indagati, per occultare l’assenza dal posto di lavoro, oltre ad utilizzare la ormai “classica” mancata timbratura del cartellino marcatempo, il badge, all’atto dell’allontanamento dal servizio, provvedevano, direttamente o grazie a due colleghi addetti all’inserimento dei dati nel data base delle attività di servizio prestate, complici nella truffa, ad alterare le informazioni contenute nel sistema informatico di registrazione delle presenze. Un altro dipendente, invece, simulando di aver dimenticato il badge a casa, faceva provare la propria presenza mediante la sottoscrizione di un’attestazione cartacea da parte del proprio dirigente anche quando questi era assente dal servizio. Dalle indagini è emerso che le false attestazioni di presenza, per un totale di oltre 5.300 ore, erano avvenuto dal 2014. Le attività svolte durante le assenze dal servizio erano le più variegate: si va dall’operatore tecnico che collaborava nella gestione del bar della moglie, ai vari dipendenti che si intrattenevano in lunghe chiacchierate perditempo con amici e parenti in bar cittadini, fino al primario che si allontanava dall’ospedale per interi pomeriggi in giro per la città o facendo rientro alla propria abitazione e che, in alcune occasioni, attestava anche di aver eseguito prestazioni specialistiche ricorrendo ad ore di straordinario al fine di smaltire le c.d. liste d’attesa dei pazienti. Il caso più emblematico è quello di un operatore tecnico specializzato che dopo aver trascorso intere giornate presso lidi balneari, pur risultando in servizio, non aveva nessun problema a pubblicare foto su social network in cui era visibile in situazioni conviviali in luoghi diversi da quello lavorativo.

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