Foggia, il pallone e le fiamme…

Alla luce del giorno sono ancora più orribili le immagini dell’auto di Pietro Iemmello che le fiamme hanno sventrato all’una e tre quarti di questa notte. Sono ancora più orribili perché perdono l’immediatezza della cronaca e si caricano di altro significato.

Cosa c’entrano il calcio e lo sport con gli atti criminali di stanotte? Dopo l’auto incendiata a Iemmello, la bomba carta lanciata all’interno del pastificio Tamma a colpire una delle auto dei Sannella, patron del Foggia Calcio, e poi ancora il petardo nel giardino di Busellato, espulso nel derby di ieri.

E come se non bastasse, a raffica, durante il giorno l’esonero di Padalino, il Comunicato del Foggia Calcio, le dichiarazioni di grande preoccupazione del Presidente Fares.

La città si divide. I tifosi, pensano alle sorti della squadra. Tutti gli altri, si chiedono se dopo le bombe per le estorsioni, bisogna sopportare anche queste intimidazioni. Intimidazioni legate al risentimento per le prestazioni in campo dei calciatori e alle scelte dell’allenatore. Perché la verità è che più volte oggi abbiamo sentito dire che questi attentati sono sì criminali, ma che nulla hanno a che fare con i tifosi, con il calcio e con lo sport.

Ma è davvero così? O forse sta diventato tutto troppo. Tutta quella gioia e quella esultanza che gonfia il cuore e che regala brividi ed emozioni nei momenti di festa per la squadra, oggi con la stessa forza esplode in rabbia e risentimento. E diventa violenza. Ma questo non può essere. Non deve essere. Non è il modo di intendere una passione. In una città già violentata da racket e mafia, che si debba chiedere l’intervento del Prefetto anche per il pallone impone delle riflessioni profonde. La città si è imbarbarita. Lo dimostrano gli sms che girano in modo virale e la velocità di tutti nel cambiare opinione su tutti. Criticità che ormai appartiene a tifosi, politici, imprenditori, cittadini… Criticità che forse sono di una terra che ha perso opportunità di lavoro e che insieme alla stabilità economica, ha perso la voglia di sognare.

Tommi Guerrieri

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