Arrestato il 42enne Massimo Perdono’, esponente del clan Moretti

Arrestato Massimo Perdonò, 42 anni, ritenuto esponente di spicco della batteria criminale Moretti-Pellegrino-Lanza, alleata al clan Romito di Manfredonia. Perdono’ dovrà rispondere del tentato omicidio di Giovanni Caterino, a sua volta accusato di essere coinvolto nella strage di San Marco in Lamis.

Perdonò è ritenuto gravemente indiziato, in concorso con altri soggetti allo stato non identificati, del tentato omicidio di Giovanni Caterina, esponente del clan Li Bergolis, avvenuto a Manfredonia il 18 2018. Caterino, grazie alle indagini svolte dal R.O.N.I. di Foggia e coordinate dalla DDA di Bari, è attualmente detenuto perché ritenuto coinvolto nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto del 2017 che costò la vita a quattro persone: il boss Mario Luciano Romito capo dell’omonimo clan, suo cognato Matteo De Palma, ed i fratelli Aurelio e Luigi Luciani.

Le indagini riguardanti il quadruplice omicidio consentirono di accertare che Caterino aveva effettuato il pedinamento e l’inseguimento del veicolo su cui viaggiavano Romito e De Palma, contribuendo di fatto a pianificare, organizzare ed eseguire l’azione delittuosa, studiando le abitudini quotidiane del boss. Per tali motivi l’uomo è stato arrestato lo scorso ottobre. Dalle indagini svolte dai Carabinieri di Foggia è emerso che Caterino, che nell’ambiente criminale era già stato individuato come corresponsabile dell’agguato ai danni di Romito, era successivamente scampato a Manfredonia ad un tentativo di omicidio da parte di tre persone rimaste ignote.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza cittadine, acquisite da personale della Polizia di Stato intervenuto sul posto, hanno permesso di chiarire che tre persone a bordo di un’Alfa Romeo Giulietta di colore grigio si aggiravano nei pressi dell’abitazione dell’uomo alle ore 07:00 del 18.02.18. Lo stesso Caterino, come emerso anche da una conversazione intercettata dai carabinieri, dopo essere salito a bordo della propria autovettura, veniva inseguito dall’Alfa Romeo Giulietta. I tre aggressori, armati di pistola e fucile ed indossando parrucche, tentavano di bloccare l’uomo speronando la sua auto, ma i danni riportati dalla stessa Giulietta degli investitori permettevano di fatto di allontanarsi e fuggire dal luogo dell’agguato, cosicché i tre erano costretti a rinunciare al proposito omicidiario ed a rapinare un’altra vettura ad un passante per fuggire.

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